lunedì 16 ottobre 2017

+ IL GIRO DELLE SETTE CHIESE - LA SANTIFICAZIONE +

Si parte poco dopo le 08:00 del mattino dalla chiesa di San Donato, Io, Andrea, Luis un suo amico, Vincenzo un altro tipo ed Ezio (unico presente anche al Primo Giro).
La giornata è meravigliosa, sole poco vento e una temperatura gradevole fin dalle prime pedalate.
Ci dirigiamo verso Faggiano per poi iniziare l'ascesa di Roccaforzata.
Lungo la salita gioco un po' come fa il gatto con il topo con questo tipo, ma è troppo facile, poi vado al tornante per fare qualche foto. Arriviamo in ordine sparso sulla Rocca e poi guido il gruppo alla prima chiesa San Nicola di epoca sconosciuta, i documenti ufficiali la citano dal 1578, in occasione della visita di Monsignor Brancaccio (fonte Comune di Roccaforzata).
Un rapido spostamento ci porta giù verso il Santuario della Madonna della Camera Il Santuario è situato a circa 1.5 km a sud dell'abitato, là dove sorgeva l'antico villaggio di Mennano. Pur ricadendo nel territorio del vicino comune di Roccaforzata, ove la madonna viene solennemente festeggiata il giorno del giovedì dopo Pasqua, il santuario è meta di numerosi pellegrinaggi sia da Monteparano che da altri centri della provincia. All´interno è custodita una icona della Madonna e altri affreschi risalenti al Medioevo. La festa deriva da una lontana leggenda. Si racconta che, durante l’invasione turca, le popolazioni di Roccaforzata e Monteparano si rifugiarono nell´ omonimo Santuario, sito nel villaggio di Mennano, per salvarsi dagli assedianti. I Turchi furono allontanati dagli occhi della Madonna raffigurata su un quadro posto all'interno della "camera". In passato il Santuario era metà di scampagnate che coinvolgevano buona parte delle popolazioni dei due Comuni. Ci si allertava di buon mattino e si raggiungeva il Santuario a piedi. I fedeli di Monteparano, subito all'uscita del paese, si fermavano alla cosiddetta "pietra santa", un masso di notevoli dimensioni che si trovava sul lato sinistro del tratturo, sul quale, secondo una leggenda, la Madonna si sarebbe seduta a riposare. La leggenda non ha resistito alle prime sistemazioni stradali degli inizi degli anni '70 (fonte Comune di Monteparano).
Lungo la Provinciale 114 scendiamo verso Lizzano. La campagna ha ancora i colori accesi, l'autunno sembra lontanissimo.
Attraversiamo l'abitato da Nord a Sud fino alla parte antica dove sorge in un spiazzo la Chiesa della Madonna del Rosario  La facciata, slanciata, presenta una sola entrata, due lesene agli angoli ed un rosone circolare, al di sopra del quale si vede lo stemma gentilizio della famiglia De Raho, feudataria di Lizzano, che fece edificare la chiesetta. Sul lato sinistro si notano gli archi di appoggio del Castello normanno, costruiti in seguito al terremoto del 1743. Sul lato destro si nota il campanile (senza campana), alto circa 250 cm. L'edificio si sviluppa su un'unica navata orientata nel senso est-ovest con altare principale a ponente, addossato all'abside semicircolare, la cui volta è dipinta di celeste. Oltre all'altare di pietra e di legno, l'abside presenta cinque nicchie vuote. Entrando sulla destra, vi è un affresco della Madonna con il bambino, in parte velati da uno strato di intonaco, fatto in epoca successiva con fregi sovrapposti, per cui l'affresco si intravede. Sul pilastro a fianco, sotto un piccolo strato di intonaco, dipinto come se fossero delle venature marmoree, si intravede la figura di un Santo con mitra, nell'atto di benedire (probabilmente si tratta di san Nicola, titolare della parrocchia matrice). La copertura a botte dell'unica navata è quasi completamente affrescata e decorata; ai lati vi sono tre arcate, in quelle centrali vi è una nicchia di legno (una per lato), che un tempo accoglieva statue o pitture sacre. La varietà dei colori e dei motivi usati per le decorazioni ne facevano un tempo un piccolo gioiello di gusto, anche per la sobrietà che gli autori seppero mantenere. In corrispondenza della terza campata di destra una porta immette in un vano adibito a sacrestia. La chiesetta è illuminata, oltre che dal rosone posto sulla facciata anche da una piccola finestra posta sull'abside; le piccole decorazioni a dentelli ed a conchiglia testimoniano l'unità di stile che si volle dare al momento della costruzione. Attualmente la chiesetta del S. Rosario è sede dell'omonima confraternita. Ospita le celebrazioni eucaristiche del giorno della solennità della Madonna del Rosario, il 7 ottobre. Dalla chiesa prende il via l'uscita dei perdoni (confratelli incappucciati e scalzi) e della processione dei Misteri, le cui statue sono ivi conservate (fonte Wikipedia).
Lasciamo Lizzano e torniamo a salire in direzione Sava lungo la Provinciale 118, a metà strada incontreremo la nostra quarta chiesa il Santuario della Madonna di Pasano l'antica chiesa era posta trasversalmente a quella oggi accessibile, edificata nel 1712: quest'ultima, dopo il terremoto del 1743, fu subì ulteriori modifiche: in particolare, vi furono aggiunti sei pilastri laterali che ne danno l'aspetto attuale. Secondo le ricostruzioni del Coco, in Pasano vi furono diverse dimore di Basiliani e la chiesa costituiva un Santuario di Confine, posto a ridosso del cosiddetto Limes Bizantino (altrimenti detto "Limitone dei greci") del quale proprio tra le contrade di Pasano, Curti de l'Oro e Camarda (toponimo quest'ultimo tipicamente bizantino e che indica un accampamento) si osservano ancora i resti.
Il toponimo Pasano è invece descritto come di origine latina, ed è certo che questa zona, insieme alla vicina Agliano, fu occupata anche dai coloni romani in precedenza, mentre ancor prima viene indicata dagli storici come un'area di confine magnogreca (insieme alla vicina Agliano ove le ricerche più puntuali e precise hanno evidenziato resti di un tempio pagano).
IL MIRACOLO DELLO SCHIAVO Nell'anno 1605 si racconta che lo schiavo di un signorotto, tal Marcantonio Raho, legato ad una catena dal suo tiranno, promise di convertirsi se fosse stato liberato dalla catena che lo legava, dal cielo cadde un sasso che ruppe la stessa e lo schiavo,una volta libero,si sarebbe fatto battezzare.Questa la versione raccontata da Primaldo Coco nella sua opera su Sava, e ripresa da uno scritto del Vescovo Kalefati, il quale conduce un'istruttoria 113 anni dopo la data della liberazione dello schiavo, e dopo altri 57 ne stila un rapporto. In realtà, nel periodo in cui visse lo schiavo era usuale che signorotti pugliesi detenessero schiavi che in genere erano genti di altre nazionalità ed altri credo fatti prigionieri. Era usuale ed auspicata anche la loro liberazione, in cambio della conversione al cattolicesimo e del battesimo, A questo scopo, i Gesuiti avevano creato anche un apposito organismo, la "Congregazione degli Schiavi". L'esplosione dei battesimi degli schiavi in Puglia si registra difatti proprio tra il 1602 e il 1610.
Un pesante monolite identificato come la pietra del miracolo è conservato all'interno dello stesso santuario, e originariamente era conservato in una piccola cappella della "Madonna dello Schiavo", istituita in onore di questo avvenimento, e situata a Sava, sulla strada che porta verso Pasano (fonte Wikipedia).
Malgrado le nostre preghiere il miracolo dello schiavo non si ripete, anzi lungo la strada lo schiavo legato alla catena della sua stupidità lascia i suoi avanzi lungo il tracciato, come un moderno pollicino mono marcia ... mono cellulare. Non importa quanto lontano arrivi, se poi sei legato ad una catena.
A parte questo, stiamo pedalando su una strada secondaria immersa nella campagna più genuina, in contrada Petrose, proprio davanti l'omonima masseria, ci fermiamo al cospetto di una malconcia e pericolante cappella dedicata a Sant'Eligio, la strada continua e ci porta fino ad Uggiano Montefusco e alla sua Chiesa Madre (XVIII secolo) dedicata all'Assunta, conserva belle tele dei fratelli Bianchi, pittori manduriani del Settecento. Suggestivi sono gli affreschi del pittore manduriano Ettore Marzo che negli anni sessanta del Novecento, quando furono eseguiti interventi strutturali nella chiesa, la impreziosì ancor più. Oltre ai Quattro Evangelisti, particolarmente interessante e l'immagine raffigurante San Pietro che sembra posare i piedi sulla sabbia ed ha sullo sfondo una marina, richiamando all'attenzione la spiaggia di San Pietro in Bevagna, luogo di sbarco in Italia del Santo. Attigua alla Chiesa è situata la Cappella della Madonna del Rosario (XVIII secolo) *Punto di scatto fotografico (fonte CERAUNAVOLTALARTE.IT)
Lungo il confine dell'abitato di Uggiano ci spostiamo verso la chiesa Madonna Concedi Grazie (la mia preferita) incontrata per puro caso lo scorso anno durante il mio ritiro estivo. Da questa settimana oggetto di manutenzione straordinaria (grazie al neo nato comitato delle SETTE CHIESE che mi pregio di rappresentare) e per la prima volta la trovo aperta ... 
La strada ora scende verso Maruggio, dove a qualche centinaio di metri dalla linea di costa nel complesso della masseria Mirante troviamo la nostra settima e ultima Chiesa, quella del Mirante per l'appunto.
Il tempo di arrivare a Campomarino, ci salutiamo, qualcuno resta, qualcun'altro prende la via di casa, a velocità diverse e con diverse sensibilità.

Il Giro delle Sette Chiese - La Santificazione ... Non sono un Martire ma un Confessore, un Servo miracolato dalla bicicletta a cui è stata concessa una Grazia, guardare oltre l'asfalto e gli sfondi affrescati di tutto quello che mi sta intorno.
Sono anni che pedalo per la ricerca del mio benessere e ogni tanto cerco di dare agli altri la fortuna che ne deriva, basta solo aprire il palmo della mano, non è carità, non per beneficenza ... Ma solo per fede!

01 - CHIESA DI SAN NICOLA
02 - SANTUARIO MADONNA DELLA CAMERA
03 - CHIESA DEL ROSARIO
04 - SANTUARIO MADONNA DI PASANO
05 - CHIESA MADRE *
06 - CHIESA DELLA MADONNA CONCEDI GRAZIE
07 - CHIESA DEL MIRANTE
R.I.P. Tu invece potevi essere il mio mito, con un cancello sotto al culo, nessuna marcia e un rapporto onanistico buono per il bikepolo, abbigliamento casual, jeans e giubbotto di pelle (eco pelle) busta di plastica presa al bar, flauto, acqua e patatine lime e pepe rosa e poi che fai ?? Sulla signora anziana a Uggiano non devo dire niente, perché l'ho accompagnata in Chiesa.
Per andare in bicicletta non serve solo la bicicletta, non servono solo le gambe ... serve la testa e il rispetto per qualcosa che è più grande di te, qualcosa in cui prima o poi anche tu finirai buttato via. 

lunedì 18 settembre 2017

BREAK IN A DAYS

Cinque anni e quindici giorni ... Ho deciso di andare indietro nel tempo, "analizzare" quello che è stato, forse cambiare qualcosa e tornare nel futuro per vedere se davvero gli eventi cancellano le immagini sulle foto, come i ricordi nella mente!
Parto prestissimo, ancora più presto rispetto le mie abitudini, il cielo si illumina timidamente, ma la coltre nuvolosa tinteggiata di umido non lascia traspirare niente, il vento è forte e confido nelle previsioni.
Non farò la strada di 5 anni fa, ma un itinerario più lineare.
Cerco sempre la solitudine nei miei percorsi ma spesso quella sensazione mi incute timore e negli spazi più aperti ho quasi paura di rimanere soffocato dalla mia silenziosa presenza. Cerco di non pensarci proiettandomi più avanti lungo la strada, scolpendomi nella mente le sensazioni, gli attimi fondamentali gli scorci più importanti.

La festa ha i colori di un grappolo di palloncini trascinati da chi sa dove e non posso non giocarci trascinandoli per qualche chilometro, qualche manufatto di ceramica poi una danza intorno alla superstrada, come pedalare in equilibrio su una lama a quattro corsie d'asfalto passando da un lato all'altro.
Un tratto che taglia l'estrema periferia per poi svoltare verso sinistra, e pedalare sulla strada dell'ultimo viaggio. Sembra ieri, sembra niente ... Sembra che non è cambiato nulla ed invece è cambiato tutto.
Gli ulivi hanno il predominio, fino a quando non incontro l'ultimo comune, mi fermo per qualche minuto, un caffè e poi punto verso il mare.
Dopo la linea ferroviaria una giungla secolare di tronchi d'ulivo contorti, monumentali e terra rossa polverosa che brilla al sole che ora fiammeggia solitario in un cielo completamente ripulito dal vento.
Sono sul mare, lascio la bicicletta, sono arrivato nel passato.
Sdraiati sotto i salici al crepuscolo cerchi di analizzarmi, entrare nella mia testa, ma "la mia testa è un labirinto, la mia vita un campo minato" come un'operazione a cuore aperto, ma il mio battito ha un ritmo che non puoi decifrare, un peso specifico che non puoi sostenere ... Il chirurgo punta i bisturi sulle sue tempie.
La notte mi salta addosso con il fantasma che russa al mio fianco e l'eco della musica non troppo lontana, salto nel mio vuoto più profondo stringo gli occhi e svuoto la testa e fermo il battito.
Il presente è così, il presente era quello!! Non ho niente da cambiare, tutto è perfetto!!
Il mio cuore ritorna a battere più forte, sono solo, l'alba porta via il fantasma, e le farfalle spariscono al suono della musica ... Non ho cambiato niente ed ora devo ritornare nel  futuro, sotto un sole condito di scirocco contrario.
Ripeto specularmente la strada dell'andata, non mi fermo quasi mai ... La Madonna della Pietà, i fichi wi-fi, i rami di ulivo mossi dal vento, la fontana.
Una pedalata decisa su una strada che somiglia ad una palude in cui ogni tanto affiori ... Irriconoscibile.
"E tu sei online ma non ci sei!"

Il tempo è come il tronco di un ulivo ... Inizia a contorcersi, annodarsi e prendere innumerevoli forme e direzioni, appesantirsi fino a quando egli stesso non riesce a sostenere il suo peso ma se sei coerente con te stesso riuscirai a stare in piedi e guardare dritto negli occhi il passato, il presente e il futuro, sovrapporli, mentre il tempo ti avvolgerà e ti proteggerà nelle sue spire calde e sinuose.

una danza intorno alla superstrada
solo due palle
ma il mio battito ha un ritmo che non puoi decifrare
nelle sue spire calde e sinuose
one way
B R E A K  I N  A  D A Y S




domenica 10 settembre 2017

UN TEMPORALE IN CAMPAGNA

"Dimmi che è un sogno ... Giovane voce non avere paura del buio ..."
La città affogata dal temporale di ieri sera, ma mi sveglio con la voglia di pedalare e le stelle che brillano nel cielo striato dalle nuvole.
E' molto presto, "Ci vorrebbero luci, 1000 luci ci vorrebbero luci, solo luci".
Avrei voluto andare a Ceglie ma le gigantesche pozzanghere che incrocio dopo i primi chilometri mi fanno cambiare idea e percorso, meglio restare sulla litoranea.
Così inizio a pedalare lungo una trincea in fase di disarmo, le spiagge deserte, l'aria fresca e le case serrate già pronte per il loro umido letargo invernale.
Sembra tutto perfetto, le gambe girano e la testa si svuota lo sguardo si abbassa leggermente sotto la linea dell'orizzonte, varie tonalità di grigio granuloso scorrono veloci, poi il vortice della ruota, infine l'occhio che punta il display del Garmin e accade che la velocità corrisponde perfettamente ai km percorsi ed entro in trance, accelero poco alla volta riuscendo a mantenere questa simbiosi per un tempo che sembra molto più dilatato di quanto in realtà sia ... Vado avanti.
Mi fermo all'ingresso di Campomarino per far colazione, faccio due chiacchiere di routine con il barman, l'estate sta finendo, il tempo ... E le sue parole "Oggi non pioverà!" che dovrebbe tatuarsi sull'avambraccio al posto del nome della figlia!
Riparto senza nessuna fiducia nell'oracolo del chioschetto, ma ormai voglio arrivare a quota 100 e quindi devo arrivare a Torre Colimena.
La pedalata prosegue serena, e non mi volto mai indietro.
Giro lo sguardo quando alla torre vado a destra e punto verso la salina il cielo sul mare è nero, non servono algoritmi e previsioni, sulla strada del ritorno prenderò acqua.
Quindi non mi scompongo e con la stessa calma con cui sono arrivato inizio a tornare indietro.
La mia unica preoccupazione è trovare un riparò quando inizierà a piovere forte.
Per chiudere il cerchio sarei voluto arrivare a Campomarino e ripararmi nel chioschetto, ma la tempesta mi coglie dopo Torre Borraco, a 5 km da Campomarino per la precisione. Trovo riparo in una casetta diroccata sulla costa, mi godo da una finestra senza vetri e senza infisso la violenza del temporale che aumenta, i tuoni che rombano sulla testa e i fulmini che scaricano a mare ... Bellissimo.
Poco più di una mezz'ora di attesa, poi riparto con la pioggia che svanisce e il sole che torna a splendere subito dopo la pineta di Commenda.
Inizio ad incrociare gente che va a mare mentre io continuo sempre più velocemente il ritorno a casa:

"Ma al buio le facce sembran sempre migliori. Sono il nemico sputato delle vostre bugie
sono quello che è entrato senza avere l'invito ... Ci vorrebbe il mattino che scaccia fantasmi ..."

quando vedi quello che ti aspetta
Piri Piri
Torre Sgarrata
casa

lunedì 21 agosto 2017

LA CRUZ

Può capitare di uscire dalla via di casa ed incrociare un ciclista che non avevi mai visto prima che esce dalla stradina proprio di fronte la tua e con lui iniziare una breve pedalata accompagnata da una piacevole chiacchiera, scoprendo amicizie in comune e tanto altro ...
Può capitare di sentire dietro le tue spalle l'avvicinarsi di un gruppo di ciclisti, e prima che ti passino speri di non sentire mai quella frase: Vieni con noi! Che invece puntualmente arriva pronunciata dal solito signore con i baffi ... E mentre sei a ruota, senza fatica speri di non sentire i soliti ammonimenti: Piano non iniziamo a correre altrimenti dietro perdiamo la zavorra e restiamo in pochi! Che invece puntualmente arriva.

Non fa per me, mi defilo fino a perdere contatto ... Lasciando credere di non stare al passo del baffuto filosofo del gruppo e mi ritrovo di nuovo da solo per i mie restanti 50 km, e i 63 di due giorni dopo e gli altri 68 del giorno dopo ancora.
No. non sono di quelli che vanno ai quaranta all'ora in gruppi da venti, sono di quelli che preferiscono andare ai venti e sbattere la faccia contro vento.
Andare in bicicletta è una croce che devo portare da solo ... Il più delle volte.














domenica 6 agosto 2017

COASTOCOASTOCOAST GIRITOIE STEP TWO

La traversata dallo Jonio all'Adriatico e ritorno è ormai un grande classico delle mie pedalate, la prima è stata nel 2013 con arrivo a Villanova di Ostuni così come l'anno seguente, nel 2015 e nel 2016 invece il giro di boa è stato Capitolo, quest'anno invece sono arrivato sulla costa adriatica di Savelletri.
In realtà l'obbiettivo principale era risalire per intero le Giritoie, però una volta arrivato a Fasano, visto l'orario mi sono fatto prendere dalla voglia di strafare e ho tagliato, con i miei tempi e i miei modi tutti e due i traguardi in una volta sola.
La partenza come al solito è intorno alle sei di mattina, di un sabato caldissimo a conclusione di una settimana davvero torrida.
La prima sosta in città vecchia per qualche foto, cercando di scansare i gabbiani neri che mangiano tutto il pattume abbandonato sul molo.
Mi lascio alle spalle la città e l'Ilva, attraverso Statte e faccio la mia seconda sosta a Crispiano per il caffè.
Salgo Pilano in scioltezza recuperando per strada un paio di ciclisti.
All'uscita del bosco faccio i primi conti con il caldo che dalla campagna circostante si convoglia verso l'asfalto per poi risalire lungo il telaio della mia bicicletta.
Finito il primo litro d'acqua nelle borracce e qualche bicchiere al bar del caffè mi fermo alla prima fontanella, bevuta, rifornimento e idratazione generale.
Martina, Locorotondo ... e sembra che faccia meno caldo, ma è solo una sensazione. Perdo un po' di tempo per delle foto prima di arrivare a Laureto. Alla fontana ricarico le borracce, mi disseto e malgrado il traffico mi do una più concreta rinfrescata.
Scendo dalla vecchia Laureto e sulla strada in senso inverso incrocio due ragazzi di colore che trascinano con enorme fatica a mano le loro mtb da combattimento.
Per Fasano esagero con i contro sensi, poi finalmente trovo la provinciale per Savelletri, ancora in pessime condizioni e con un traffico non indifferente.
Sono sul mare, e la Selva alle mie spalle sembra lontanissima.
Il caldo è davvero intenso ... mangio e bevo per rimettermi nuovamente in strada, riesco a saltare un bel pezzo di provinciale infilandomi nella traversa della stazione (dove qualche giorno prima guardando le mappe avevo trovato una stradina comunale che arrivava fin sopra a Fasano ... tra l'altro in gran parte ombreggiata.
Punto verso lo stadio attraverso la statale e sono all'imbocco delle Giritoie.
Il caldo che scende dalla Selva m'investe nuovamente, ma questa volta sono solo e non mi volto ... salgo la prima rampa, ok è andata ... Sembra tutto finito, poi vedo l'asfalto che s'impenna non voglio controllare la pendenza sul garmin, non posso staccare le mani dal manubrio per paura di rotolare giù dalla bici ... Inoltre devo costantemente superare un invisibile linea di fuoco, sull'asfalto scritte che incitano ma che hanno un velato sarcasmo macabro, bianco su nero..
La strada si addolcisce, ma la pendenza media di tutto questo tratto è al 10% ... Arrivo all'incrocio ed iniziano i tornanti.
Ho un momento di crisi, controllo il respiro, sento di essere al limite, anche quando potrei non forzo e i tornanti li prendo larghissimi.
Sono in cima, ma non mi sento un leone. Devo superare lo strappetto del Miramonti prima di trovare un po' di ombra e la fontana.
All'incrocio finalmente posso mettere i piedi per terra, sento le gambe leggere ... mi appoggio al muro.
Arrivo stralunato alla fontana, non so quanta acqua bevo, c'è un gran puzzo di urina. Mi tolgo il pezzo di sopra e mi infilo sotto il rubinetto.
Mi preparo l'integratore. Passerò qui almeno 15 minuti.
Sono talmente sotto tono che tutta la discesa della Selva la faccio con il 38.
Risalgo lentamente fino a Laureto e inizio il mio lento avvicinamento a Locorotondo.
Sulla strada una nuova fontana. A Locorotondo mi fermo da Ann per salutare Daniela, Andrea del negozietto di fronte invece mi apostrofa con un "tu si matt' uagliò!!".
Il tempo di un gelato per poi ripartire nel momento di massima intensità del caldo.
Il sole è allo zenit, and the road is lava!
A Martina compro 5 centesimi di acqua fresca, inizia qualche crampetto all'interno coscia.
Mi butto a piombo giù per Pilano e anche nel bosco è come attraversare un incendio!
Una bevanda gasata a San Simone ed infine un autentico bagno dentro la fontana.
Arrivo trafelato a Taranto, il limone sul lungomare ancora non c'è, ad un distributore 24h prendo una nuova bevanda gasata. L'ultima fatica per San Vito ... Cotto ma non abbastanza per rinunciare alla mia birra ghiacciata da Calm' Beach prima di disfarmi completamente nella doccia di casa.

Jonio e Castello Aragonese

Gabbiani locali

CC - stay tune

ora sto scendendo ma già penso alla risalita

Savelletri

chiesa e lungomare

in giro sul molo

Adriatico e cose ...

Jonio and beer in Calm'Beach

lunedì 31 luglio 2017

GIRITOIE STEP ONE

Le Giritoie dal quindici luglio sono un pensiero fisso.
La cosa che più mi ha spaventato quando abbiamo cercato di scalarla con Ciccio e Lalla (rispettivamente con una Bootleg ed una Zydeco di Cinelli) non sono state le pendenze, subito proibitive, ma l'aria calda che scendeva dalla Selva e ci ha avvolti.
A Settembre con il fresco ci siamo ripetuti ... Ma aspettare per me è difficile ed ecco che due settimane dopo ci provo, questa volta da solo.
Sabato pomeriggio alle 15:30 parto da casa, ma non sono completamente pazzo! San Simone è un'ottima rampa di lancio per tutte le avventure sulla Murgia oltre ad un rigenerante punto d'arrivo ed in questo caso un modo per evitarsi un inutile e bollente sfacchinata.
Alle 16:12 inizio a pedalare cercando di arrivare quanto prima nel bosco di Pilano per trovare riparo dal sole incandescente, non per caso durante i 70 km complessivi di pedalata non incontrerò nessun ciclista!
Ripercorrendo a memoria il tragitto della pedalata verso ANN di due settimane prima ecco che dopo Martina Franca e Locorotondo sono affacciato alla fontana di Laureto.
L'obbiettivo era quello di scendere giù a Fasano e risalire sulla Selva dalle Giritoie.
Però non sono convinto, anche se la gamba va e il caldo non è più asfissiante, per una volta, questa volta, faccio una scelta più cauta.
Decido di salire sulla Selva e poi eventualmente scendere.
La gamba andava, infatti salgo la Selva senza affanni (segnando il mio miglior tempo, comunque lontano di oltre tre minuti dalla vetta del KOM) attraverso la Selva puntando la vista sul blu dell'Adriatico. Mi chiama Emma sul cellulare e mi chiede se può fare una battaglia d'acqua in giardino con la cugina, OK ... Io intanto scivolo giù per le Giritoie cercando di assimilarne i punti critici, l'ultima volta l'ho fatta 3 anni fa!
Ancora non mi fido di me stesso, così decido che la risalirò dalla recinzione dello Zoo.
Inizio la scalata con il mio solito pranayama cercando di visualizzare Emma che con il suo spruzzino di acqua ghiacciata ad ogni tornante sferra il suo micidiale e rinfrescante attacco.
In qualche tornante devo forzare per superare l'intoppo del traffico veicolare a doppio senso di circolazione.
Sono di nuovo su, pensavo peggio (!!) anche se al solito, lo strappetto dal Miramonti fin su alla Selva vera e propria è sempre più deleterio.
Prima di scendere e tornare indietro mi fermo al minareto che in questo periodo per una serie di eventi è aperto.
La strada è la stessa dell'andata, visto l'orario salto il passaggio da Locorotondo, anche se a "bomba" chiamo ugualmente Ciccio.
La temperatura adesso è perfetta e sembra che tutto vada bene ... dovrebbe essere sempre così.
Il primo passo verso la risalita completa delle Giritoie, a questo punto sicuramente prima di Settembre, in barba ai rapporti impossibili, alle scimmie urlatrici ai cuori in gabbia e ai vigili urbani tentatori.
Trattengo il respiro, chiudo gli occhi per un'istante e taglio la penultima luce che filtra tra le fronde che chiudono come una galleria la strada che scende da Pilano.

una delle tantissime chiesette rurali 
paesaggi
le foto si fanno in discesa VII tornante
e poi impara l'arte e mettila da parte
il Minareto - Selva di Fasano
sempre Oriental style
Locorotondo downtown 
la penultima luce
l'ultima luce

lunedì 17 luglio 2017

ANN

Alle volte le cose migliori nascono così per gioco.
Una sera hai gente a cena, il giorno dopo quattro chiacchiere via chat e la settimana dopo porti a termine una pedalata da Taranto a Fasano con sosta lungo il ritorno a Locorotondo.
Partiamo da San Vito alle 06:00, io e Lalla c'incrociamo a metà strada e proseguiamo verso Taranto dove ci aspetta Ciccio Ganci.
Poco dopo, siamo tutti è tre in movimento, attraversiamo la città, passiamo il ponte, un saluto al Lupo, attraversiamo il quartiere Tamburi ed iniziamo la lunga e costante ascesa che ci porterà verso Pilano.
L'aria è fresca e ventilata e la mente lucidissima, quando ci ritroviamo insieme spesso i discorsi cadono sul passato e personalmente sono più rilassato, ma non è un caso che quando si evocano i fantasmi l'aria puzza ... ma stiamo costeggiando l'Ilva, e la cosa mi sembra normale!
Al solito la prima parte di Statte la prendiamo controsenso scolliniamo Monte Termiti, una leggera discesa per poi riprendere la salita verso Crispiano.
I miei compagni di viaggio rispondono bene, anche se siamo solo all'inizio, io ho un passo diverso e spesso voltandomi gli vedo distanti intenti nella chiacchiera, allora devo rallentare ulteriormente, farmi raggiungere e spronarli ad aumentare leggermente la velocità (in realtà lo faccio perché si deve, e gli servo sul piatto un ventaglio di battute che loro puntualmente mi restituiscono)
Le pedalate con loro due sono così, di gamba ma soprattutto di braccio, anche se con un copione in cui ognuno ha la sua parte!
A Crispiano decidiamo di prenderci il caffè per poi ripartire carichi di calda caffeina in direzione Pilano.

ognuno ha le sue usanze 15.07.2017 #La Dama Bianca
il post caffè 
Iniziamo a salire e fino alla masseria non incontriamo nessuno. Ad un certo punto ci passa uno scalatore di quelli aggressivi, io mi metto subito alla sua ruota, dopo qualche centinaio di metro si volta e si accorge della mia presenza, inizia a cambiare ritmo ... Accellera, rallenta, accellera ... Come i matti ai semafori ... Io gli sto sempre dietro, ora prende un ritmo sostenuto, guardo il Garmin che segna 29 km/h, oggi non è giornata, e poi con sto ritmo fino a sopra chi ci arriva? Mi faccio tirare fino allo slargo e lo mollo, intravedo nelle sua sagoma che si allontana di spalle la soddisfazione che evapora per essere riuscito nel suo intento: Farmi mollare!!
Con il vantaggio accumulato sui miei compagni posso lasciare la bicicletta per terra e arrampicarmi sul costone pietroso per avere una visuale più aperta quando passeranno da queste parti.
Arriviamo in cima in momenti differenti e ci prendiamo del tempo per rifiatare io dico che se c'era il Dr. Fuentes con noi, questo sarebbe stato il momento ideale per una sua bomba!

Pilano inizia ora
Lalla
Ciccio Gà
La strada verso Martina è il classico sali scendi, ci fermiamo alla fontana dove Ciccio racconta qualche cazzata ad una signora con una fantastica Fiat 126 tenuta insieme da vari ritagli di scotch.
Martina l'aggiriamo da sotto prendendo la strada secondaria verso Locorotondo.
Per un guasto meccanico, siamo costretti a passare sotto al passaggio a livello (in sicurezza) assistiti dai tecnici della linea ferroviaria!

sopra e ...
... sotto la linea ferrata
questo è di un tempo, Locorotondo infondo
Lalla Balla nostra
Giriamo intorno a Locorotondo lungo la tangenziale fino al penultimo rondò, dove svoltiamo a destra prendendo un tratto di strada che non avevo mai percorso (#ontheroadtothenew è tra i punti fondamentali della filosofia ridefloz) e che risulterà una grandissima scelta in fase di pianificazione del percorso, non solo per saltare il tratto di SS 172 ma soprattutto per la tranquilla bellezza che ci fa attraversare.
Da Martina in poi una quantità di fontane da perdere il conto.

vietato scaricare 
i dossi ontheroadtothenew
Fasano
Arriviamo in zona Lame di Olimpia e ci prepariamo per la scalata della Selva di Fasano.
All'incrocio con la Statale una coda di auto sospetta ... Qualche metro più avanti si spiega tutto. La strada per la Selva è chiusa per il solito rally, che anche l'anno scorso mi aveva fregato in occasione di un'uscita con Andrea.
Il vigile ex ciclista, inizia a consigliarci vie alternative e tra una cosa e l'altra, non so come, convince i miei due amici a prendere le Giritoie da Fasano ...
Questo tratto, sinceramente l'avevo inserito anche io nel percorso, ma solo per spaventare ed allontanare quelli che si fanno troppe seghe sui chilometri ed i dislivelli, non l'avrei mai fatto fare.
In questo tipo di pedalata e con le loro biciclette quelle pendenze sono impossibili, ma ho imparato a non imporre il mio status di Capitano (i ciclisti hanno sempre la testa più allenata delle gambe) così ci buttiamo giù dalla vecchia Laureto attraversiamo una parte di Fasano trasformata in un maxi paddock e imbocchiamo la strada delle Giritoie dal km 0, ci vediamo in cima, perché sappiamo che non potremmo farla insieme "Ognuno col suo ritmo" "Ognuno col suo viaggio" "Ognuno in fondo perso" è lo scambio di battute non studiate tra Ciccio e Me, Lalla se la ride.
Appena iniziamo un soffio d'aria bollente che scende dalla collina ci attraversa e io sento nei sibili una voce che dice "ma dove cazzo state andando". Prima curva a destra, sono già sui pedali vado sulla schermata della pendenza ... 15% mi volto per dare l'allegra notizia a Ciccio e Lalla e li vedo già giù dalla bicicletta!! Tentenno fiducioso sul primo tornante ... ma non si muovono ... scendo giù!
Allora? Allora si ritorna su dalla strada che abbiamo fatto in discesa e io so già che non saranno le Giritoie ma sarà tosta uguale, indietro qualche volta si torna.
Passiamo tra i box, Porche, Ferrari, prototipi spaziali e ci vediamo in cima!
Io ci arrivo molto prima di loro, ma non senza fatica. Il vigile è ancora seduto in macchina con l'aria condizionata, e mi sa che un po' se la ride.
Quando finalmente arrivano gli altri, alla fontana di Laureto si fanno i conti con i propri limiti (del momento) e la pedalata da qui in avanti almeno per Ciccio e Lalla sarà più pesante.

in diretta dai box prima della risalita
in cima di fanno i conti con se stessi: E PIZZA
A ritroso fino alla rotatoria poi dico prendiamo questa strada per arrivare in paese e sento da dietro "Basta che non facciamo salite!" déjà vu ... Questa frase l'ho già sentita e guardo Locorotondo in alto davanti a me!!
Arriviamo finalmente da Ann.
L'accoglienza della Dama Bianca è meravigliosa, esagerata. Birra fresca, panini che quasi è un peccato scartare, grandi sorrisi.
Facciamo conoscenza con tutto il vicinato commerciale ... Insomma stiamo bene. Io mi sento a casa, e non capita spesso e visto la strada facile che ci resta da percorrere tra un vestito e l'altro una mala indiana e due teste di ceramica io ho preso tre bire e finisco anche le mie noccioline (anche contrariamente a quello che consiglia la dottoressa) ma oggi è festa e siamo in modalità Howlers oltre che in stile ridefloz.
Si riparte, alla prossima! Se vuoi vedere altre foto del negozio e vedere se ti sta bene qualcosa vai qui!

le Dame Bianche di Locototondo 
Annconceptstore cromo type
teste
La strada del ritorno è quasi tutta in discesa ma i dossi e i tratti in piano con questo caldo e tutto il tragitto già percorso sono ostacoli difficili. Passiamo a ritroso tutto quello che abbiamo visto di mattina presto, più illuminato, più accaldato, ancora più silenzioso.
Un nastro che si riavvolge, come una pedalata tra amici, sovra-incisioni di momenti che fanno echi, che rivivi ogni volta che schiacci play.
Prima di salutare Ciccio e rientrare a San Vito ci prendiamo una granita fresca sul lungomare.
Arrotondo a 130 km scortando Lalla fino a casa sua e dove non posso rinunciare alla quarta birra lungo la tappa di oggi!
A casa mi aspetta il fresco del pavimento, la tappa del Tour e quando mi riprenderò completamente il panino che mi sono portato Ann.

un attimo di riposo presso San Simone
la granita sul lungomare


L'amicizia è come un'infinita gara a tappe ... ci sono giorni che pedali insieme a tutta la tua squadra, condividendo i successi e le delusioni.
Poi ci sono i momenti in cui la squadra si disgrega perché ci sono tappe che non sono adatte per tutti, alle volte qualcuno va via in fuga, o resta nell'ombra per la volata, ci sono le tappe di montagna in cui qualcuno rischia il tempo massimo. 
Ma se sai aspettare e prepararti, puoi star tranquillo che arriverà una tappa in cui poter nuovamente pedalare insieme ai tuoi amici.
Come oggi.
- Poi la storia è piena di gente che abbandona le corse, che viene squalificata per doping o cambia divisa per i soldi e le aspirazioni personali ... Ma quelle non sono amicizie.
#ridefloz il Capitano